Mister Holiday Pordenone

Il mio grosso grasso menu greco

Avete visto il film “Il mio Grosso Grasso Matrimonio Greco”? Vi ricordate l'importanza data al cibo da tutti i parenti e amici della protagonista?  Beh, non è un'esagerazione, se c'è qualcuno che batte o eguaglia gli Italiani in fatto di enfasi sul cibo, quelli sono i Greci.  Del resto, un po' come da noi, come dargli torto?

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Un altro gyro?

No, non è un errore di battitura... L'argomento di oggi è proprio il GYRO o GYROS.

Ad ogni angolo oggi nelle città del nord Italia (e non solo) si vede spuntare un Kebab.  Vuoi o non vuoi, siamo stati invasi da questa specialità gastronomica che data la sua gustosa natura ha trovato terreno fertile non solo nelle fila dei nostalgici immigrati (o emigrati, a seconda dei punti di vista) del bacino mediterraneo e non, ma anche nelle papille gustative sempre più inclini all'avventura degli Italiani.

La versione che più spesso troviamo dalle nostre parti è generalmente quella del “döner”, lanciato dal Sig. Nurman, originario della Turchia ma emigrato in Germania.  Anche se la prima testimonianza di questo piatto si ha in India nel 1206, la tradizione vuole che il kebab sia nato dai soldati persiani che usavano le loro spade per infilzare la carne e riscaldarla su un fuoco. E' più verosimile, comunque, che le origini del kebab siano dovute a ragioni di praticità: nella Turchia dell'età ottomana, a causa della povertà di combustibile, era difficile cuocere cibi di grosse dimensioni. Piccole fette di carne (spesso resti di macelleria) erano decisamente più facili da cucinare. A causa delle migrazioni turche per tutto il medio oriente e il nord-africa, il kebab è diventato un piatto simbolo della cultura araba e islamica: tra i vari tipi di carne usati, non si troverà facilmente, infatti, quella di maiale,

Ma il mio primo incontro con questa pietanza l'ho avuto nel paese tradizionalmente “nemico” della Turchia: in Grecia, per l'esattezza a Creta, Heraklion in pieno centro storico.  Incurante dello sguardo perplesso e preoccupato di chi mi accompagnava, anni dopo ho esteso questa esperienza gastronomica al resto della famiglia.  E siamo arrivati in questa minuscola bottega, in un angolo dietro la piazza.  Pregustando questo fantastico pasto, ho osservato trepidante mentre il padrone, già in là con l'età, tuffava velocemente per una frazione di secondo la pita nella friggitrice; poi ha “asciugato” l'olio eccessivo con carta assorbente e ha cominciato a farcirlo con il mitico zatziki (yogurt, cetriolo, cipolla e aglio – mi ha anche chiesto se preferivo solo yogurt senza aglio e cipolla... ma la vita è fatta di avventure!), poi ha “sfrangiato” la carne dallo spiedo (qui sì che c'era la carne di maiale) scegliendo le parti più arrostite, ha aggiunto lattuga, pomodoro, cetriolo e cipolla, un'altra dose abbondante di zatziki e per completare l'opera una cucchiaiata di patate fritte.  Il tutto avvolto stretto stretto e bloccato con un involucro di carta.

Vi starete chiedendo come si fa a sopravvivere a un pasto del genere senza effetti nefasti sulle coronarie.  Non saprei dirvi, all'epoca ero giovane e non avevo questo tipo di problemi, ma oggi sarei disposta a correre il rischio e subire ore di bruciore di stomaco successive al pasto pur di mangiare nuovamente questa delizia proprio come allora.  E come me anche il resto della famiglia!!

Buon appetito a tutti!
Francesca e Marco
Mister Holiday Pordenone

 

C'è hamburger e hamburger....

Diciamocelo: nell'immaginario comune nostrano l'hamburger non è una pietanza da gourmet. Siamo abituati ad identificarlo con il peggior tipo di fastfood da 2 soldi che si possa reperire sul mercato, una “schifezza” da mangiare quando si va di fretta e non c'è proprio nient'altro oppure quando abbiamo voglia di “farci male” con delle cose poco salutari...

Ma l'hamburger può essere molto di più. Perché la verità è che chiunque sia stato negli States e abbia avuto il buon senso di assaggiare questa pietanza nel suo luogo d'origine in un ristorante di livello medio o alto, può raccontarvi che esiste un mondo parallelo per lo più sconosciuto.

Immaginate un panino enorme (almeno 12 centimetri di diametro), soffice e fragrante (ovviamente è passato sulla piastra, perché gourmet va bene ma non necessariamente dietetico...); aggiungete lattuga croccante o rucola pungente, pomodorini maturi, qualche fetta di avocado o funghi trifolati, cipollina fresca a rondelline sottilissime o erba cipollina per un gusto più delicato; il bacon croccante al punto giusto, sottile come una sfoglia e saporitissimo; e adesso fate spazio al protagonista: lui, il burger da 250-300 grammi, solo carne bovina di prima scelta, matura e frollata (perché gli intenditori non mangiano il vitellone), sapientemente pressata nella sua forma perfetta, sufficientemente alto da rimanere rosa all'interno per assaporare i vari gradi di cottura dalla superficie al cuore. Ovviamente lascio ad ognuno di voi la scelta dei condimenti.

Paradise Cove a Malibu

Il tutto magari servito in uno di quei posti, come il Paradise Cove di Malibu, un diner degli anni 50 sulla spiaggia usato spesso come set televisivo o cinematografico, o sotto la tettoia di Tickles a St Thomas nel porticciolo di Crown Bay, posti che hanno il “sapore” di quei luoghi che tutti noi abbiamo visto in tv o al cinema per una vita, senza pensare che potessero esistere davvero...

Buon appetito a tutti!
Francesca e Marco
Mister Holiday Pordenone

Sicilia: I sapori di Montalbano

Chi di noi non ha sognato ad occhi aperti davanti alle immagini di questi fantastici film di trovarsi un giorno in questi luoghi fantastici dall'atmosfera di altri tempi che vi fanno da cornice?  Quando guardo Montalbano in tv o leggo i libri di Camilleri una delle parti che più mi affascina è la descrizione del rapporto di questo personaggio con il cibo della sua amata isola.

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Cenare alla Praia

Uno scorcio della Marina di Praia, PositanoÈ un peccato che quando l'Unesco si occupa di certificare una città, un monumento o un centro storico non protegga automaticamente le attività commerciali, le botteghe ed i ristoranti dell'area. Infatti ci sono sicuramente delle esperienze “nutrizionali” che andrebbero preservate. Per esempio, quando, nel 1997, la Costiera Amalfitana è diventata Patrimonio dell'Umanità non è cambiato molto per il vecchio magazzino di pescatori della Praia, trasformato in cucina, che serve qualche cena o pranzo a base di “Mediterraneo”.

Però, per godere di questi piaceri e di questo tipo di esperienze, che inevitabilmente condizioneranno quelle successive, bisogna essere preparati a qualche compromesso. Un esempio? Sulla Costiera Amalfitana il parcheggio è un problema serio. Nel resto del mondo, generalmente, basta pagare per ottenere, prima o poi, il proprio posto auto. In Costiera, a volte, essere disposti a pagare non basta.

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